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lacattivacoscienza
Rivista di Attualità Culturale e Politica
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"Una questione di attualità ha in comune con ogni problema giustificato dal suo stesso contenuto, quindi razionale, la sorte che non la risposta ma la questione rappresenta la difficoltà capitale. La vera critica analizza perciò non le risposte, ma le questioni. Come la soluzione di una questione algebrica è data, se la proposizione è posta nei suoi rapporti più puri e precisi, così a ogni questione si risponde non appena essa sia divenuta una questione reale. La storia stessa non ha altro metodo che quello di rispondere e confutare problemi vecchi con nuovi problemi. Le parole-chiave di ogni epoca sono perciò facilmente rinvenibili: sono i problemi di attualità."

(KARL MARX, Lettera a Oppenheim, 25 agosto 1842)

musica
DEATON & KIMBROUGH
4 maggio 2011

DEATON & KIMBROUGH - Play Junior (2011)

di Matteo Bossi


Speravamo davvero che Eric Deaton un giorno avrebbe realizzato un disco del genere. Un album-tributo all’uomo e all’artista che ha avuto una importanza capitale nella formazione del musicista che Eric è diventato oggi. Parliamo di Junior Kimbrough e del suo modo così personale di essere bluesman; egli è scomparso nel 1998 e da allora in molti hanno ripreso i suoi brani, musicisti di varia estrazione (Buddy Guy, James “Blood” Ulmer…), spesso con buoni se non ottimi risultati, pensiamo ancora a Richard Johnston e certo ai North Mississippi Allstars. C’è stato poi anche un tributo ufficiale della Fat Possum, il malriuscito “Sunday Nights” oltre a “Chulahoma” dei Black Keys. Fatta questa premessa, il caso di Eric Deaton è diverso, lui Kimbrough lo ha conosciuto in prima persona, ha suonato a lungo con lui e i suoi figli, assorbendo alla fonte il suo North Mississippi hill country blues, che ha col tempo incorporato in uno stile del tutto personale, evidente nei suoi due dischi solisti precedenti. Registrato negli studi di Jimbo Mathus a Como,Mississippi, in una sola seduta, con Eric stavolta c’è solo il fido Kent “Kinney” Kimbrough, al solito eccellente , poi Deaton stesso ha sovrainciso le parti di basso. Ma non serve altro in effetti, i due danno vita ad un omaggio, molto fedele allo spirito e alla radice della musica di Junior; un disco denso, ribollente, profondo e appassionato. Non una mera rilettura ma un fluire continuo e ininterrotto, quasi impossibile sezionarlo e segnalare questo o quel frammento. L’ascolto produce l’effetto di una immersione in un fiume che comincia con “Junior’s Groove” e seguendo le correnti, le anse, i gorghi, ci trascina con sé fino ad un altro punto molte miglia più avanti, fino a “Nobody But You”.  Un disco cui, paradossalmente, l’unico vero appunto che ci sentiamo di muovere, riguarda la copertina, perfettibile, per così dire, ma pensiamo davvero che Junior sarebbe andato fiero di come i suoi ragazzi tengono viva la sua musica. (Lo si trova su www.hillcountryrecords.com).

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